LA SINTESI

I minibond sono strumenti innovati di finanziamento per le aziende non quotate in Borsa, attraverso i quali esse possono reperire fondi dagli investitori fornendo in cambio titoli di credito.

Sostanzialmente essi sono delle obbligazioni studiate per le PMI (Piccole e Medie Imprese) a caccia di liquidità, perché sono facili da emettere, meno complicate e meno costose.

I minibond, essendo obbligazioni vere e proprie, hanno un tasso d’interesse riconosciuto sotto forma di cedola periodica e una data di scadenza.

CHI PUÒ EMETTERLI?

In base al Decreto Destinazionale Italia del 2013, i minibond devono essere emessi da società italiane non quotate in Borsa che non siano né banche, né microimprese.

I requisiti che una società deve possedere per emettere queste obbligazioni sono:

1. Avere l’ultimo bilancio certificato da un revisore esterno;

2. Avere un fatturato di oltre 2 milioni di euro;

3. Avere un organico di almeno 10 dipendenti.

Il minibond deve essere considerato un’opportunità di finanziamento sul mercato dei capitali e non uno strumento di supporto per le aziende in crisi.

SONO COSTOSI?

I costi per le società che emettono i minibond sono molto bassi visto che non sono previste commissioni.

Il costo si aggira generalmente tra l’1% e il 2,5% per l’emissione complessiva e l’eventuale quotazione del minibond. Il costo annuale indicativo è compreso tra 5 mila e 15 mila euro.


Le varie componenti di costo sono:

- Tasso d’interesse;

- Costi legali;

- Richiesta del codice ISIN;

- Business Plan;

- Rating;

- Gestione del sito internet e in generale dell’informativa richiesta;

- Report informativo periodico;

- Fee di collocamento;

- Corrispettivi per quotazione.