LA SINTESI

In breve



Il Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231, recante “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, ha introdotto per la prima volta nel nostro ordinamento la responsabilità in sede penale degli enti, che si aggiunge a quella della persona fisica che ha realizzato materialmente il fatto illecito, a “vantaggio dell’organizzazione”, o anche solamente “nell'interesse dell’organizzazione”, senza che ne sia ancora derivato necessariamente un vantaggio concreto.

L’innovazione normativa è rilevante in quanto né l’ente, né i soci delle società possono dirsi estranei al procedimento penale per reati commessi a vantaggio o nell’interesse dell’ente. Ciò, ovviamente, determina un interesse di quei soggetti (soci, CdA, Collegio Sindacale, ecc.) che partecipano alle vicende patrimoniali dell’ente, al controllo della regolarità e della legalità dell’operato sociale.

 

Il legislatore ha previsto la possibilità per l’ente di sottrarsi totalmente o parzialmente all’applicazione delle sanzioni, purché siano state rispettate determinate condizioni.

 

È, infatti, contempla una forma di “esonero” da responsabilità dell’ente se si dimostra, in occasione di un procedimento penale per uno dei reati considerati, di aver adottato ed efficacemente attuato Modelli di organizzazione, gestione e controllo idonei a prevenire la realizzazione degli illeciti penali considerati.


Più in particolare

Il D.lgs. 231/2010 ha introdotto in Italia un nuovo istituto che regolamenta la responsabilità delle persone giuridiche per reati commessi nel loro interesse e a loro vantaggio, come segue:

1)   È una responsabilità innovativa che prende aspetti della responsabilità amministrativa e nasconde altri di natura penale (Sentenza Cass. 3613/2016).

2)   Affinché si configuri la responsabilità è necessario che il reato sia commesso da persone legate all’ente in maniera funzionale e che esso sia stato commesso nell’interesse o a vantaggio dell’ente.

3)   La responsabilità dell’ente è esclusa se i soggetti legati all’ente in maniera funzionale avessero agito nel proprio interesse o in quello di terzi.

La responsabilità dell’ente è autonoma e non sussidiaria e rimane anche nel caso in cui l’autore del reato non sia stato identificato o non imputabile; e anche quando il reato sia dichiarato estinto per una causa diversa dall’amnistia


La responsabilità accertata comporta una o più sanzioni costituite:

a)   dalla sanzione pecuniaria;  

b)   dalle sanzioni interdittive;

c)   dalla confisca;

d)   dalla pubblicazione della sentenza.


Le sanzioni interdittive sono, a loro volta:

a)   l’interdizione all'esercizio dell’attività;

b)   la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze, o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;

c)   il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di pubblico servizio;

d)   l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già concessi;

e)   il divieto di pubblicizzare beni e servizi.


L’ente non risponde se prova che:

a)   l’organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi;

b)   il compito di vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli di curare il loro aggiornamento è stato affidato a un organismo dell'ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo;

c)   le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e di gestione;

d)   non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell'organismo dell’ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo.


I modelli di organizzazione idonei a prevenire i reati devono rispondere alle seguenti esigenze:

a)   individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi reati;

b)   prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l'attuazione delle decisioni dell'ente in relazione ai reati da prevenire;

c)   individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione dei reati;

d)   prevedere obblighi di informazione nei confronti dell'organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli;

e)   introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello.


Inosservanza degli obblighi di direzione e sorveglianza.

Se il reato è commesso da persone sottoposte alla direzione e vigilanza da parte da parte dei soggetti che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell’ente, l'ente è responsabile se la commissione del reato è stata resa possibile dall'inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza.

 

In ogni caso, è esclusa l'inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza se l'ente, prima della commissione del reato, ha adottato ed efficacemente attuato un modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi.

 

Il modello prevede, in relazione alla natura e alla dimensione dell'organizzazione nonché' al tipo di attività svolta, misure idonee a garantire lo svolgimento dell’attività nel rispetto della legge e a scoprire ed eliminare tempestivamente situazioni di rischio.


L'efficace attuazione del modello richiede:

a)   una verifica periodica e l’eventuale modifica dello stesso quando sono scoperte significative violazioni delle prescrizioni o quando intervengono mutamenti nell'organizzazione o nell'attività;

b)   un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello.